CARE, Notizie dai reparti

Ospedale di Fidenza-Vaio, ritorno alla vita!

Cuore di Maglia torna all’Ospedale di Fidenza-Vaio (PR) dopo alcuni mesi di assenza: durante l’emergenza sanitaria la struttura era stata trasformata in hub Covid.
Dal 15 giugno il Punto Nascita ha finalmente ripreso la sua attività e oggi troviamo ad accoglierci la Dott.ssa Erika Cavatorta, Pediatra presso il nido. La dottoressa ha fortemente voluto la presenza di Cuore di Maglia nel suo reparto, apprezza il nostro operato e ci accoglie sempre con un sorriso. Questa volta le abbiamo chiesto di raccontarci quanto Cuore di Maglia sia importante nell’attività in corsia.

Ospedale di Fidenza-Vaio, la chiusura dei reparti Covid

Dottoressa Cavatorta, come si inserisce Cuore di Maglia nella routine di un reparto in cui sono presenti solo neonati a termine?

Il momento della nascita rappresenta il passaggio dalla vita intrauterina a quella extrauterina: è un momento molto delicato e comporta un grandissimo dispendio di energie per il nascituro, dispendio che è inversamente proporzionale all’età gestazionale del neonato: più il bambino è piccolo e maggiore sarà lo sforzo richiesto per l’adattamento neonatale. Ogni neonato ha bisogno di essere preservato e riscaldato per favorire quanto più possibile questo adattamento: avere a disposizione un capo che scalda, protegge e contiene il neonato gli consente di fare meno fatica e reagire meglio a questo repentino cambiamento.
Molte mamme – prosegue la dott.ssa Cavatorta – arrivano “impreparate” al momento parto nel senso che durante il ricovero spesso non dispongono di capi adatti ad accogliere il loro bambino/a al momento della nascita. Nei negozi esiste un enorme assortimento di capi di abbigliamento per bambini che però nella maggior parte dei casi non sono affatto “adatti” alle esigenze di un neonato: troppo leggeri o troppo pesanti, e quasi sempre realizzati con fibre sintetiche, cioè con materiali non idonei a garantire il benessere del neonato, soprattutto nelle prime ore di vita.

Dalla TIN di Moncalieri

Una volta – nemmeno troppo tempo fa – il corredino per il neonato era realizzato dalle mamme o dalle nonne che utilizzavano solo fibre naturali come lana e cotone, mentre ora in commercio si trovano soprattutto capi realizzati in fibre sintetiche. Sono ormai di uso corrente tutine e copertine in pile e ciniglia, fibre derivate dalla lavorazione del petrolio, solo in apparenza calde e morbide, che mantengono l’umidità e non sono traspiranti. Anche durante la gestazione l’argomento è sottostimato e spesso le neomamme non sono informate in modo corretto.
Alla nascita l’abbraccio della copertina ha il compito di restituire al nascituro tutto il calore dell’amore materno: è impossibile immaginare una madre farlo indossando un paio di guanti di plastica. E di fatto una copertina in pile non è altro che questo.
Anche nel “pelle a pelle” c’è una differenza abissale tra il benessere assicurato da una copertina o da un twist in pura lana merinos e la freddezza del telo chirurgico! La sala parto e la sala operatoria sono ambienti freddi per definizione, quindi rendere confortevole la permanenza del nascituro accanto alla mamma subito dopo il parto significa riscaldarlo efficacemente in maniera naturale.

L’abbraccio più caldo, in pura lana merinos

A tutto ciò si aggiunge un altro elemento importantissimo dal punto di vista psicologico, l’idea di un dono inaspettato: per molte mamme è davvero una sorpresa, un grande conforto ricevere un capo così “prezioso” per la loro creatura come una cuffietta o una copertina, in modo del tutto gratuito e da persone sconosciute che lo fanno solo per il piacere di farlo. E’ una cosa che non cessa di suscitare stupore e gratitudine nei neo-genitori. Aggiungo un’ultima cosa: non sempre le cose vanno come tutti vorremmo e a volte siamo costretti ad assistere ad eventi luttuosi. Tengo sempre da parte un kit per avvolgere il neonato in queste occasioni, in modo che la madre possa serbare un ricordo per quanto possibile meno penoso di questo momento. In molti casi la mamma chiede di conservare il dudu, la aiuta a metabolizzare il dolore della perdita.

Grazie alla Dott.ssa Erika Cavatorta per la sua testimonianza, che ci restituisce il significato più vero e profondo della mission della nostra Associazione!

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